Oracle: il vino diventa IT?

 

La vinicoltura è un’arte che affonda le sue radici in epoche passate. E’ proprio la tradizione che ha fatto dell’Italia la patria mondiale del vino (con buona pace dei francesi che fanno leva sulle eleganti bollicine ma che stanno irrimediabilmente perdendo terreno sulla concorrenza).

Tuttavia ciò non significa che la tradizione dei vini non possa rinnovarsi ottimizzando le tecniche grazie alle moderne tecnologie a disposizione. Antico e nuovo si fondono. In questo senso va letto l’intervento recente di Enolitech a Vinitaly, la grande manifestazione italiana sul vino.

Tra i partecipanti a questo salone, dedicato alle nuove tecnologie applicabili alla vinicoltura, c’era Oracle, le cui soluzioni sono già utilizzate anche in Italia, ad esempio presso Castello Banfi (presente alla fiera insieme a Oracle per il convegno “quanto IT c’è in un bicchiere di vino”). L’applicazione delle tecnologie moderne permette di abbassare i costi di produzione del vino ottimizzando i processi di lavorazione e i rapporti con i clienti. La testimonianza di Castello Banfi è illuminante sulle potenzialità dei sistemi tecnologici e informatici.

Grazie alle moderne tecnologie è possibile seguire con una piattaforma unica tutte le fasi del processo di produzione del vino: dalla raccolta nei campi alla vendita del prodotto finito. La stessa produzione del vino viene programmata in base alle concrete domande del mercato. Tra le aziende italiane che utilizzano la tecnologia Oracle ci sono anche ILLVA Saronno, Gruppo Cevico e Marchesi Antinori. E’ così che nei bicchieri di vino italiano c’è anche qualcosa di tecnologico. Questo ovviamente non intacca minimamente la qualità delle materie prime e del prodotto finito che si preserva come da tradizione.

La tecnologia diventa peraltro essenziale per aziende di grandi dimensioni che esportano bottiglie all’estero. Ovviamente la partecipazione di Oracle a Vinitaly 2013 potrebbe essere l’occasione per fondare altre partnership di livello. Tuttavia questo aspetto innovativo continua a dividere gli esperti: tra i tradizionalisti infatti c’è anche chi difende con convinzione scelte puriste.