Vini italiani: gli stranieri lo apprezzano più di noi?

L’Italia continua ad essere la patria del vino anche se ad apprezzarlo sono sempre più gli stranieri rispetto agli italiani. I consumi sono scesi ulteriormente a 37,2 litri pro capite l’anno. Una cinquantina di bottiglie l’anno, che significano meno di una alla settimana.

Ovviamente la statistica ha carattere generale: bisogna infatti togliere bambini, astemi e categorie a rischio che non possono bere ma in ogni caso il calo dei consumi è innegabile.

Stabile invece il mercato dei vini italiani negli USA, sebbene il livello dei vini americani sia migliorato negli ultimi anni. I clienti più costosi arrivano dalla Russia, anche se molti sommelier lamentano una certa ignoranza nella scelta del vino. Ma evidentemente i produttori gioiscono visto che i russi investono nell’enogastronomia italiana cifre molto importanti. Aumentano le richieste dalla Cina (+9% nel 2012). Di recente si sta riscontrando un particolare interesse dal Brasile: al momento le importazioni di vino italiano sono al 14%. Merito senza dubbio del raffinarsi della cucina brasiliana, che merita di essere accompagnata da vini d’eccezione. Nel 2012 il mercato interno ha superato di poco l’export italiano: 22,6 milioni di ettolitri contro 21,5.

Tra i fattori che spiegano il calo di vendite in Italia c’è anche la scoperta positiva di alternative come la birra (sulla quale si sta diffondendo una certa cultura nazionale) ma è evidente che il motivo principale va ricercato nella crisi economica. Non è un caso infatti che i vini che resistono siano quelli dai 6 euro in poi in vendita sugli scaffali dei supermercati. Si tende quindi a rinunciare al vino di fascia medio-alta al ristorante e ci si concede lo sfizio quando si cena a casa. Ultimo fattore che incide sui consumi è l’aumento dei controlli del tasso alcolico e la campagna di sensibilizzazione a non superare un certo limite alla guida della vettura. Ma da questo punto di vista basterebbe ridurre il consumo e non anche eliminarlo del tutto. Altra tendenza legata alla crisi è la vendita al calice: si risparmia sulla quantità.