Cos'è la spumantizzazione?[PARTE 1]

 

 

La spumantizzazione può avvenire naturalmente in bottiglia o in un recipiente ma non solo. Può essere introdotta anche artificialmente. Ovviamente, nel primo caso, si fa riferimento a uno spumante naturale mentre, nel secondo caso, si parla di spumante artificiale. Ma andiamo per gradi.

 

Tutti gli spumanti naturali sono prodotti seguendo ben due metodi. Il metodo classico, noto anche come Champenois, si basa sulla rifermentazione in bottiglia, accompagnata all’uso di vitigni neutri come Pinot bianco, grigio, nero e Chardonnay. Il secondo metodo prende il nome di Martinotti, ma anche Charmat: si basa soprattutto sulla rifermentazione in gradi recipienti e l’uso di vitigni aromatici come Malvasia nera, Brachetto, Vernaccia, Moscato giallo e Moscato bianco.

 

Per quanto riguarda i vitigni, per avere degli ottimi spumanti, si possono utilizzare Riesling, Trebbiano, Malvasia, Albana, Garganega, Verdicchio e Greco (per i bianchi). Per i rossi, invece, sono ottimi Lambrusco, Cesanese e Freisa.

Le fasi del processo di spumantizzazione sono tante. In primis c’è la Cuvée/assemblage, ossia una vendemmia anticipata capace di garantire un corredo acido ideale per tutti i trattamenti che dovrà attraversare il prodotto.

Successivamente c’è la fase liqueur de tirage, necessaria per poter attivare la rifermentazione. Questo passaggio consiste nel versare il liquore di tiraggio nel vino. Si tratta di un liquido composto da zucchero di canna, caseina, argilla, sali minerali, ecc.

 

In seguito, si passa alla fase dell’imbottigliamento in cui il vino viene messo nelle bottiglie che saranno destinati ad essere i contenitori definitivi per una futura commercializzazione. L’imbottigliamento deve necessariamente avvenire in tenuta stagna e con  dei tappi metallici che abbiano al loro interno un piccolo cilindro di plastica.

 

Subito dopo c’è la presa di spuma che è una fase in cui il vino viene lasciato rifermentare per ben 4 mesi. La bottiglia deve stare in posizione orizzontale, in modo che l’azione dei lieviti liberino un bel po’ di calore.