Vini italiani all'estero: considerazione e pregiudizi

 Per che cosa èmeglio conosciuta l’Italia all’estero? Senza dubbio per il buon cibo. Ma il vino italiano riceve la giusta considerazione? Non sempre. Quando si chiede quale sia il maggiore produttore europeo di vino il pensiero di molti turisti va subito alla Francia. Ma i numeri confermano questo primato? Si e no.

Nel 2011 la Francia ha prodotto 6,6 miliardi di bottiglie contro le 5,6 dell’Italia quindi un miliardo di più. Nel 2010 però l'Italia ha prodotto 6,4 miliardi di bottiglie, contro 5,9 della Francia. I dati non ancora ufficiali del 2012 parlano di una produzione piuttosto allineata quantitativamente. Questa alternanza dimostra che i due Paesi sono più o meno allo stesso livello. Non va poi sottovalutato il contributo della Spagna che mantiene una produzione media annua di circa 4,4 miliardi di bottiglie. E in effetti l’Italia, pur producendo approssimativamente lo stesso numero di bottiglie dei cugini d’oltralpe e non essendo inferiore neppure per quanto concerne la qualità, parte da una situazione di svantaggio. Statisticamente  infatti  all’estero è più facile trovare sugli scaffali un buon vino francese costoso. Questa differenza si deve anche ad una cultura del vino che in Francia vanta una storia molto antica e raffinata. Basti pensare che le classificazioni dei vini francesi furono introdotte già nel 1800. Pare che Napoleone bevesse solo Chambertin, che è un Grand Cru della Côte de Nuit, al Sud di Digione.

Detto questo ci sono molti buon intenditori all’estero che apprezzano i vini italiani. Anzi, in questo recente periodo di crisi, le vendite sono in molti casi più proficue fuori dall’Italia. Secondo i dati Istat ogni anno l’esportazione di vini italiani crea un giro d’affari del valore di oltre 4,4 miliardi di euro per  un volume di 24 milioni di ettolitri. Tra i Paesi in cui la richiesta di vini italiani è più alta troviamo la Germania, il Regno Unito e gli Stati Uniti, ma prospettive interessanti sembrano aprirsi di recente anche sul mercato sudamericano (con il Brasile che deve all’Italia il 14% del vino consumato). In crescita anche l’esportazione di spumante, che tuttavia non è ancora concorrenziale rispetto al fratello francese più raffinato.