Il vino cotto, una bevanda che affonda le sue radici nell'antica civiltà Picena

Il "vino cotto", è una bevanda alcolica propria della più antica tradizione contadina marchigiana. E’ molto diffuso nell'entroterra ascolano e nel fermano fino ad arrivare alle zone più interne del maceratese quale, ad esempio, il territorio di Sant'Angelo in Pontano.

Si beveva, soprattutto, in occasione dei grandi eventi come la mietitura o, ancora, in occasione della nascita di un figlio maschio; ne veniva messo da parte un barile da utilizzare il giorno delle nozze. Sempre con il vino cotto, inoltre, erano bagnate sia le gambe sia le braccia dei neonati in modo tale da renderle più forti.

Si ottiene da uve frammiste delle qualità più disparate; la pigiatura avviene prima all’interno della pressa meccanica e dopo in quella idraulica. Il mosto è cotto all’interno di calderoni di rame su fuoco a legna. Tale procedimento perdura sino a quando, il mosto, è ridotto a meno del venti per cento della quantità iniziale. Nel corso della cottura si schiuma per rimuovere tutte le scorie, poi si versa, ancora rovente, in piccole botti nelle quali si conserva anche per diversi anni.


E’ dolce e compatto, dalla colorazione leggermente torbida e con una gradazione, che varia in base all’invecchiamento, compresa tra i 19 e i 22 gradi.

La tradizione contadina è solita considerare il vino cotto come un prodotto dalle molteplici proprietà terapeutiche. Per esempio, le mamme lo impiegavano per effettuare dei messaggi  sulla pelle dei neonati. Un bicchiere di vino cotto, in pratica, andava bene un po’ per tutti i malanni.

Ancora oggi, come cura contro l'influenza, si ha l'abitudine di berlo caldo, aromatizzandolo o meno con della cannella, aggiungendo dei chiodi di garofano e una scorza di limone.

Da alcune ricerche scientifiche, è possibile affermare che il vino cotto è senz’altro un ottimo alleato della salute. Al pari di un bicchiere di rosso, infatti, è saturo di antiossidanti, contrasta i radicali liberi e, di conseguenza, aiuta a impedire l’insorgenza di malattie cardiovascolari nonchè tumori.

L'abitudine di far bollire e fermentare il mosto, farlo stagionare per poi venderlo affonda le sue radici nell'antica civiltà Picena. Il vino cotto era apprezzato, in particolar modo, dai romani e successivamente da papi e principi. Ad esempio, nella tradizione contadina il vino cotto serviva a ridonare vigoria durante i lavori più impegnativi.

Il vino cotto, ha corso il rischio di scomparire. Infatti, una bevanda prodotta mediante il riscaldamento del mosto non può essere valutata come vino, questo, secondo le norme attuali. Non può, pertanto, essere posta in commercio come tale. Per tale motivo, sono state attuate svariate iniziative come, ad esempio, la fondazione di un'associazione di produttori e la redazione di un regolamento di produzione, puntando, in seguito, alla Denominazione di Origine Protetta (DOP).