Imparare a descrivere il vino

Per descrivere il vino, i tecnici individuano quattro criteri di giudizio da valutare: la limpidezza, il colore, la viscosità e, infine, l’effervescenza. In verità, il colore è l’esame maggiormente interessante. L’indicatore di giovinezza nei rossi è dato dai riflessi violacei, nei bianchi da quelli verdi.

Se il vino presenta già alcuni anni, è sintomo di grande pregevolezza dacché vuol dire che ha davanti una vita ancora molto lunga. Contrariamente, il giallo, che regala gradazioni di tonalità più calda, è caratteristico di un vino che ha già avuto una notevole trasformazione. Ciò potrebbe essere un campanello d’allarme se abbiamo davanti un vino giovane.

Con riferimento all’esame cosiddetto “olfattivo”, si individuano due fasi distinte. Innanzitutto, accostiamo il bicchiere al naso senza scuotere il vino. Ciò permette di determinare l’intensità dei profumi. Se un vino presenta profumi forti inizieranno a farsi sentire quando il bicchiere si trova ancora ad una certa distanza.

Prestate la debita attenzione, in ogni caso, a non confondere la quantità per la qualità. Una buona intensità è auspicabile, ma molti grandi vini si riconoscono più per l’eleganza che per l’intensità dei loro profumi. Inoltre, l’esame per così dire “da fermo” ci consente di valutare potenziali difetti, come quello di tappo.

Attraverso l’arieggiamento della movimento rotatorio si diffonde ciò che gli esperti sono soliti chiamare “bouquet”del vino. Da un vino giovane dovremo dunque avvertire profumi semplici vinosi, mentre a un vino maturo, chiederemo un bouquet articolato che muove da una categoria all’altra di profumi.

Da un vino invecchiato, magari di grande rilevanza, ci attenderemo anche che abbia una visibile evoluzione all’interno del bicchiere, ossia che la combinazione dei profumi muti se lo lasciamo alcuni minuti nel bicchiere.

Poi, ancora, c’è l’assaggio grazie al quale valutare la corposità del vino, la sensazione simile al calore generata dall’alcol.

Da una gran vino dovrete aspettarvi che il suo gusto si mantenga per dieci o anche quindici secondi. Il retrogusto è ciò che resta alla fine di tutto. Può anche non esserci, ma se c’è, dovrebbe, naturalmente, essere piacevole.